Croce, il terremoto e l’«odio» per Ischia

Il terremoto che sconvolse Casamicciola nel 1883 poteva fare una vittima illustre: Benedetto Croce. L’intellettuale italiano, all’epoca sedicenne, vide morire i suoi genitori e la sorella sotto le macerie e, dopo una tragedia di questa portata, decise di non tornare più sull’isola verde. Di seguito la testimonianza di Croce che trova spazio in “Memorie della mia vita“, ricordi e testimonianze scritte dallo scrittore napoletano tra il 1902 e il 1912 e pubblicate a cura di Raffaele Mattioli nel 1966.

Benedetto Croce terremoto Casamicciola

Terremoto a Casamicciola, le parole di Benedetto Croce

“Ricordo che sie era finito di pranzare, e stavamo raccolti tutti in una stanza che dava su una terrazza: mio padre scriveva una lettera, io leggevo difronte a lui, mia madre e mia sorella discorrevano in un angolo l’uno accanto all’altra, quando un rombo s’udì cupo e prolungato, e nell’attimo stesso l’edificio si sgretolò su di noi. Vidi in un baleno mio padre levarsi in piedi e mia sorella gettarsi nelle braccia di mia madre; io istintivamente sbalzai sulla terrazza che mi si aprì sotto i piedi, e perdetti ogni coscienza. Rinvenni a notte alta, e mi trovai sepolto fino al collo, e sul mio capo scintillavano le stelle, vedevo intorno il terriccio giallo, e non riuscivo a raccapezzarmi su ciò che era accaduto, e mi pareva di sognare.

Compresi dopo un poco, e restai calmo come accade nelle grandi disgrazie. Chiamai al soccorso per me e per mio padre, di cui ascoltavo la voce di poco lontano; malgrado ogni sforzo, non riuscii da me solo a districarmi. Verso la mattina fui cavato fuori, se ben ricordo, da due soldati e steso su una barella all’aperto. Io mi ero rotto il braccio destro nel gomito, e fratturato i più punti il femore destro; ma risentivo poca o nulla sofferenza, anzi come una certa consolazione di avere, in quel disastro, anche io ricevuto qualche danno: provavo come rimorso di essermi salvato solo fra i miei, e l’idea di restare storpio o altrimenti offeso mi riusciva indifferente.

Quegli anni furono i miei più dolorosi e cupi: i soli nei quali assai volte la sera, posando la testa sul guanciale, abbia fortemente bramato di non svegliarmi al mattino, e mi siano sorti persino pensieri di suicidio”.


Casamicciola, Piazza Maio dopo terremoto 1883

Piazza Maio e Chiesa del Purgatorio dopo il 1883

Terremoto e Benedetto Croce: parla Piero Craveri

Da menzionare anche la testimonianza di Piero Craveri, storico e politico italiano, nipote di Benedetto Croce nato nel 1933. “Non mi parlò mai del terremoto di Casamicciola del 1883 (…). In casa Croce – spiega Craveri – la tragedia aveva lasciato il segno e non solo perché mio nonno era zoppo per via delle ferite riportate quando era rimasto per ore sepolto sotto le macerie. Non volle più tornare a Ischia né ci andò mai sua figlia Elena, mia madre”.

Tanta fu la sofferenza per il giovane Benedetto Croce: “Era molto legato ai genitori – continua Craveri – specie alla madre Luisa Sipari. La memoria del sisma lo tormentò sempre, le sue crisi depressive ne furono aggravate. Lui le combatté imponendosi una ferrea autodisciplina nello studio, ma passava momenti di grave crisi personale, in cui lo strazio di Casamicciola tornava a farsi sentire”.

 

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