Ciro Barile e Filippo Ferrandino, due tra le figure più importanti del calcio e, in generale, dello sport dell’isola di Ischia. Due personaggi legati non solo da numerose imprese sportive con l’Ischia Calcio ma anche da un mancato trasferimento al Milan che, nel 1949, ebbe del clamoroso.

Come ricordano i nostri lettori più attenti, il talentuoso Ciro Barile (tecnica sopraffina, velocissimo e implacabile sotto porta) fu ad un passo dalla società rossonera. Un ritardo postale, il suo tesseramento con la Casertana e probabilmente anche una iniziale incomprensione fecero però sfumare la trattativa. Ebbene, questa volta – grazie alla collaborazione di Leonardo Sasso e della famiglia Ferrandino – vi proponiamo dei documenti esclusivi su un’incredibile vicenda che mostra, ancora una volta, come a Ischia storia sia sinonimo anche di sport e di grandi talenti.

Filippo Ferrandino e Ciro Barile (Ischia Calcio 1959)

Barile al Milan: la lettera a Trabattoni

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La prima puntata non vide protagonisti ischitani, almeno in prima persona. Il 12 agosto 1949 il Prof. Bologna, in vacanza a Ischia e vicino al Milan, inviò una lettera all’allora presidente dei rossoneri, Umberto Trabattoni. “Qui a Ischia – si legge – c’è un giocatore (ala sinistra), ottimo elemento che potrebbe costituire senz’altro un buon acquisto, di sicuro rendimento per la sua squadra“. Il giocatore in questione era proprio Ciro Barile, reduce da una buona stagione in Promozione (l’attuale Serie D) con la Gioiese, squadra guidata proprio da Ferrandino e poi protagonista di grandi sfide con l’Ischia Isolaverde negli anni ‘80.

Una precisazione importante: è vero che il talento ischitano non aveva mai affrontato campionati dall’altissimo coefficiente di difficoltà, ma bisogna sottolineare che il Milan dell’epoca era alla continua ricerca di promesse del calcio nelle categorie inferiori. Basti pensare che proprio nella stagione 1949-50 i rossoneri acquistarono il portiere Lorenzo Buffon (parente del più noto Gigi) sempre da una squadra militante in Promozione, nello specifico il Portogruaro. Per la serie, la categoria non contava: Barile, supportato da importanti doti tecniche, aveva sicuramente le carte in regola per entrare nella famiglia del Milan.

Malintesi e la trattativa non decolla

Trabattoni rispose poi direttamente a Filippo Ferrandino, in una lettera in cui era evidente una iniziale incomprensione. Il numero uno rossonero pensava, infatti, che fosse proprio Ferrandino il giocatore pronto a svolgere un provino nella squadra dominata all’epoca dal leggendario Gunnar Nordahl. “Il prof Bologna – si legge nella risposta di Trabattoni – mi comunica che voi sareste disposto di venire al Milan per una prova come giocatore“. In realtà Ferrandino, che fu giocatore di grande classe e che vestì anche la maglia della nazionale militare di calcio, aveva ormai appeso gli scarpini al chiodo concentrandosi sulla sua carriera d’allenatore. Un malinteso che ritardò i tempi e che probabilmente risultò ‘fatale’.

Troppi ritardi…niente Milan, c’è la Casertana

In una lettera successiva, dopo che Ferrandino fornì le informazioni necessarie su Barile, il presidente del Milan chiedeva “in quale società giocava e se libero da qualsiasi impegno presso la [stessa] società“, perché solo in tal caso avrebbe potuto partecipare al provino. L’inghippo fu proprio qui: inizialmente Ciro Barile non era tesserato per alcuna società, ma la lunga attesa – i tempi della posta dell’epoca erano tutt’altro che veloci, figuriamoci a Ischia – lo portarono ad accettare la proposta della Casertana. Il resto è storia, con Barile che si rese protagonista con i falchetti di un paio di stagioni ad altissimi livelli, anche in Serie C. Ma chissà come sarebbero andate le cose se Ciro Barile, uno dei pupilli di Mister Ferrandino, avesse partecipato a quel provino a San Siro