Filippo Ferrandino, calciatore e allenatore isolano ad un passo dai big

1931 Dopolavoro Ischia (foto G.G. Terzuoli, tratto da "Storia degli sports isolani" P.Ferrandino)

1931 Dopolavoro Ischia (foto G.G. Terzuoli, tratta da “Storia degli sports isolani” P.Ferrandino)

Ischia è stata ed è ancora oggi una fucina di talenti calcistici. Quasi un Uruguay in miniatura, verrebbe da dire: come la piccola nazione sudamericana ha dato i natali ad alcuni dei calciatori più forti di sempre, l’isola verde ha visto nascere e crescere atleti che hanno calcato palcoscenici importanti, nonostante i pochi chilometri di territorio e, ovviamente, con risultati meno eclatanti degli uruguagi. Come dimenticare, così, i vari Pino Taglialatela, Giovanni Martusciello, Ciro Bilardi, Franco Impagliazzo, Enrico Buonocore, a cui negli anni recenti si sono aggiunti Franco Brienza, Maurizio Lauro, Peppe Mattera. Si tratta di nomi che appartengono agli ultimi 30 anni di calcio in salsa ischitana: il legame tra l’isola verde e lo sport più amato dagli italiani inizia, però, quasi un secolo fa e già dagli anni trenta si fa riferimento a talenti nati sullo scoglio, molti dei quali dei veri e propri autodidatti del pallone. Apriamo così una rubrica sui talenti nati a Ischia e lo facciamo con l’ausilio del primo volume della “Storia degli Sports isolani”, l’importante lavoro del compianto giornalista e professore di tedesco Pietro Ferrandino, ischitano DOC. E non potevamo che partire da un altro Ferrandino, da quel Filippo che ha segnato oltre un trentennio gialloblu, a partire dalla fine degli anni venti del secolo scorso.


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Ferrandino a Shangai con la divisa della nazionale (1932). Foto di F.Ferrandino.

L’atleta ischitano che vestì la maglia della Nazionale militare e rinunciò all’esordio con il Napoli per mantenere la parola data 

Filippo Ferrandino è un giovane di Villa de Bagni, piccola frazione del Porto d’Ischia, che legherà prima da giocatore e poi da allenatore la sua carriera ai colori isolani. Terzino dotato di una velocità impressionante, dopo essersi fatto le ossa a Ischia, nel 30-31 disputa il campionato di Terza divisione con la Sibilla Bacoli: i campani furono protagonisti di un buon campionato, terminato al quinto posto. Il grande salto avviene l’anno successivo, quando veste la maglia del Napoli: viene aggregato alla squadra riserve, ma si allena con i titolari guidati dal tecnico inglese William Garbutt. Arriva, d’improvviso, il momento della possibile svolta: venerdì 15 gennaio 1932 Ferrandino viene convocato infatti per la gara Napoli-Brescia, in programma appena due giorni dopo. Ma ecco il colpo di scena, sintomo di un’era lontanissima in cui, evidentemente, prima della gloria viene la parola data: il giovane ischitano non risponde alla chiamata essendosi già impegnato precedentemente per disputare una partita tra squadre isolane e onorare, così, la memoria dell’avvocato Francesco Troncone, dirigente dell’Ischia delle origini. Ferrandino rinuncia in questo modo ad un possibile esordio in serie A: come lui, anni prima fu Raffaele Ungaro a declinare l’invito di Garbutt di giocare nel Napoli, concludendo così la carriera nelle fila del Dopolavoro ischitano.

Il giovane Ferrandino, sempre nel 1932, parte per il servizio militare a Taranto: in qualità di atleta, affronta una selezione per la rappresentativa di calcio della Marina Militare Italiana. È un successo e viene scelto come terzino sinistro titolare della squadra. Con la maglia della nazionale italiana partecipa ad una tournée in Estremo Oriente e disputa – in Cina e Giappone – dieci gare al cospetto di rappresentative di altre nazionali militari e di squadre locali. Nel 1935 Ferrandino passa al Giugliano con i compaesani Nino D’Amico e Vincenzo Rispoli, con loro – da titolare assoluto – disputa il campionato di Prima Divisione 35-36. Poi il ritorno sull’isola: dal 39-40 è allenatore/giocatore della Gil Ischia, che partecipa alla Seconda Divisione, girone B. La squadra arriva al primo posto e dovrebbe prendere parte alle finali per l’ammissione in Prima Divisione: ma l’entrata in guerra dell’Italia costringe gli isolani e tante altre società al ritiro. L’ambita categoria è solo rimandata e diventa una realtà nel 42-43 e, soprattutto, nel 44-45, quando la neonata A.S. Ischia arriva alle fasi finali: gli isolani verrebbero sicuramente ammessi al campionato di serie C, ma le dimensioni ridotte e non regolamentari del campo di gioco del Rispoli non consentono il tanto agognato salto di categoria. Ferrandino, deluso, decide così di lasciare l’Ischia e, dopo un’esperienza non proprio esaltante ad Avellino che gli permette comunque di calcare la Serie C (1 presenza nel campionato 45-46), nell’annata 46-47 si trasferisce a Lucera. In Puglia occupa ancora una volta il ruolo di allenatore e giocatore, ma alla fine della stagione appende le scarpe al chiodo. Nelle due annate seguenti allena la Gioiese, prima in serie C e poi in Promozione. Nel 1949 torna sull’isola, dove – con la sua proverbiale severità – allenerà l’Ischia fino ai primi scorci degli anni ’60. In quegli anni conquisterà una promozione in Prima Divisione nel 49-50 e una promozione in Serie D dieci anni dopo.

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