Ponza, la prima “isola prigione” di Benito Mussolini

Il Duce rimase sull’isola per dieci giorni, a partire dal 28 luglio 1943. Dove era imprigionato, ora sorge una pensione

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Nel corso della storia anche Ponza, come Ischia, è stata utilizzata come luogo di confino degli oppositori politici. Un ruolo, questo, occupato dall’isola laziale specialmente nel XX secolo, con il regime fascista che inviò “indesiderati” come Pietro Secchia, Giorgio Amendola e Umberto Terracini. Tra questi, però, il nome più significativo è certamente quello che nei fatti aprì e chiuse questa stagione: parliamo di Benito Mussolini, che rimase sull’isola per dieci giorni nell’estate del 1943, a seguito della messa in minoranza durante il Gran consiglio del fascismo (ordine del giorno Grandi del 24 luglio 1943) e l’arresto per ordine del Re (25 luglio).

 

Il Duce arrivò sull’isola di Ponza il 28 luglio e vi rimase, sotto la vigilanza attenta di venti carabinieri, per dieci giorni circa, fino a quando le autorità governative ritennero più sicuro trasferirlo in Sardegna, sull’isola della Maddalena. Mussolini trascorse la prima notte nel piccolo carcere dell’isola, mentre dal secondo giorno fu trasferito in una casetta di Santa Maria a pochi metri dalla spiaggia (la stessa struttura oggi ospita una pensione). A Mussolini toccò la stessa stanza in cui venne imprigionato precedentemente il Ras di Etiopia, Immirù Hailé Selassié. La stanza era tutt’altro che agevole, tanto che vi era solo una sedia sfondata e un lettino di ferro senza materasso (che fu poi portato successivamente). In quei giorni Mussolini soffrì del suo cronico mal di stomaco: gli fu prescritta una dieta a base di latte e molta gente del posto cedette la propria razione, proveniente dall’unica vacca dell’isola.

Furono sgomberate tutte le abitazioni confinanti, occupate così dai militari: come raccontò Mussolini in un’intervista pubblicata postuma nel giugno ’47 dalla rivista «Meridiano d’Italia», «la popolazione era tenuta lontana a causa della simpatia che dimostrava». A sorvegliare il Duce vi era un’imponente numero di forze dell’ordine: 50 Carabinieri, altrettante guardie metropolitani (per intenderci, i moderni vigili) e un dozzina di agenti specializzati. Nessuna via di fuga e poche concessioni, per Mussolini: «Nelle dieci giornate che vissi a Ponza – si legge ancora nell’intervista – potei scambiare qualche parola soltanto con il tenente colonnello Meoli, con il sottotenente Di Lorenzo e col Maresciallo Antichi. Con loro facevo qualche partita a carte e sotto la loro sorveglianza mi era permesso fare qualche bagno in mare in un punto assolutamente isolato e praticamente inaccessibile».

Mussolini morì quasi due anni dopo, il 28 aprile 1945, fucilato dai partigiani assieme a Claretta Petacci a Giulino di Mezzegra

 

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