Ischia è un’isola dalle mille ricchezze, da sempre, anche prima della trasformazione in località turistica internazionale avvenuta negli anni cinquanta. Non sorprende, così, che anche nel ‘700 lo scoglio isclano fosse considerato un posto unico al mondo: a testimoniarlo è un’altra pagina della storia e letteratura di Ischia come “Il compendio delle transazioni filosofiche della società reale di Londra”, tradotto in italiano nel 1793. Nel documento che vi proponiamo si pone l’accento su terme di Ischia in grado di curare (quasi) ogni malanno, ma anche sulle particolarità territoriali e storiche dell’isola verde.

Veduta di Ischia 1790 - Storia e letteratura di Ischia

Ischia e le acque termali miracolose

Ampio spazio, come dicevamo, alle acque termali e alla storia di Ischia.

“Non v’è, a mio credere, paese alcuno più atto a somministrare un vasto campo d’osservazioni curiose quanto l’isola d’Ischia, nominata dagli antichi Enaria, Inarime e Pithecusa. L’ho visitata tre volte e vi ho passato questa estate tre settimane per esaminarla con tutta attenzione in ogni sua parte. (…) V’è gran numero di scaturigini ardenti, calde e fredde, disperse in tutta l’isola, le cui acque sono impregnate di minerali di differenti specie; in modo che, se s’ha a prestar fede agli abitanti del paese, non v’è malattia alcuna di cui non si trovi in esse il rimedio. Nei mesi di state, che sono la stagione propria all’uso di tali bagni, quelli che n’han bisogno vi corrono in folla da Napoli. Un’istituzione caritatevole (Il Pio Monte della Misericordia, ndr) manda e mantiene ciascuna stagione trecento poveri ammalati ai bagni di Gurgitello. Da ciò che ho potuto rilevare da tal gente, questi bagni hanno realmente fatto maraviglie in casi di tumori ostinati e di contrazioni nei tendini e nei muscoli. Si comincia dal bagnar l’ammalato, poi si copre colla sabbia calda presso al mare. La sabbia è cocente in molti luoghi dell’isola, anche sotto l’acqua. In qualche parte della riva essa è quasi interamente composta di particelle di mina di ferro, che si attraggono alla calamita.

Le ventarole di Lacco Ameno

Nello stesso documento dedicato a Ischia, ecco spiccare una particolarità come le ventarole di Lacco Ameno. Con questo termine, oltre ad indicare recentemente un noto locale sempre nel comune celebre per il Fungo, si fa storicamente riferimento alle aperture utilizzate per la ventilazione delle cantine. Di seguito uno stralcio che arricchisce ulteriormente il patrimonio inestimabile della storia e letteratura di Ischia.

Presso la parte dell’isola che dicesi Lacco, v’è una roccia d’antica lava che forma una piccola caverna chiusa da una porta. Si adopera per rinfrescare i liquori e la frutta. Essa produce quest’effetto in poco tempo, tanto efficacemente quanto il ghiaccio. Avanti che si fosse aperta la porta, io sentii il freddo alle mie gambe; quando fu aperta, il freddo sortì in modo che davami incomodo, e nella grotta era insoffribile (…). Il freddo qui è evidentemente cagionato da un vento sotterraneo. Essendo rotto il mio termometro, non potei misurar il grado di freddo in questo ventarolo (come gl’Ischiani lo chiamano), ch’è il più forte ch’io abbia mai osservato.

Il Monte Epomeo tra storia e particolarità

Nella nota dedicata a Ischia della società reale di Londra non poteva mancare il Monte Epomeo, la vetta più alta dell’isola verde con i suoi 789 metri.

1792 Eremo Monte Epomeo Serrara Fontana - Storia e letteratura di Ischia
Wilhelm Friedrich Gmelin 1792 – Eremo del Monte Epomeo

La montagna di s.Niccolò, sopra cui v’è al presente un convento di Eremiti, chiamavasi anticamente Epomeus; essa è alta quanto il Vesuvio, se non più (in realtà l’Epomeo è più basso, ndr); e mi par che sia una sezione del cono dell’antico e principal vulcano dell’isola, essendo composta interamente di tufo o di lava. Le cellette del convento sono cavate nella stessa montagna; ed ivi perfettamente si vede che la sua composizione non differisce punto dalla materia che copre Ercolano, e di cui è formato Monte-nuovo. Non v’è alcun segno di cratere sulla sommità di questa montagna che si eriga in punta acuta. Si può suppor con ragione, che il tempo ed altri accidenti abbiano cancellato questo marchio distintivo formato per esplosione (…) Strabone nel suo libro quinto, sul proposito di quest’isola, cita Timeo che aveva detto che un poco avanti il suo tempo un monte nel mezzo di Pithecusa, chiamato Epomeo, fu agitato da un tremuoto, e vomitò fiamme.

L’ultima eruzione. La colata dell’Arso del 1302

La storia e letteratura di Ischia sono anche nel segno di fenomeni naturali come terremoti ed eruzioni. Da ricordare l’episodio del febbraio 1302: la celebre colata dell’Arso.

Più vicino alla città d’Ischia, ch’è sulla spiaggia del mare, in un luogo detto le Cremate, si vede un cratere, da cui sortì nel 1301 o 1302 una lava che scorse fino in mare; non v’è la minima vegetazione su questa lava. Pontano, Maranti e d.Francesco Lombardi han conservato la memoria di questa eruzione. L’ultimo dice che durò due mesi, che molti uomini ed animali furono uccisi dall’esplosione, e che un gran numero di abitanti si rifuggirono a Napoli e nelle isole vicine. In una parola, secondo la mia opinione, l’isola d’Ischia deve essersi elevata dal fondo del mare, ed essere stata aumentata sino al punto in cui trovasi presentemente per mezzo di diverse susseguenti esplosioni. (…) Le isole di Lipari sono state formate nella stessa maniera.