Ferrandino d’Aragona e “l’omicidio d’autore” sul Castello Aragonese

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Nel passato di Ischia, non sono poche le scene che potrebbero stupire chi immagina l’isola verde come un posto nel segno sempre e solo del mare e di superbe bellezze paesaggistiche. Il passato d’Ischia è stato marchiato a fuoco anche da incursioni piratesche, scene di guerra e finanche “omicidi d’autore”, come quello che vide protagonista nel ruolo di carnefice Ferdinando II d’Aragona, ramo di Napoli, noto come Ferrandino  (Napoli, 26 agosto 1469 – Somma Vesuviana, 7 settembre 1496).

Siamo nel 1495, quando Carlo VII, re di Francia, occupò la Città di Napoli. Ferdinando II scappò dalla città partenopea per rifugiarsi sul Castello Aragonese, certo di non essere fatto prigioniero. Il motivo? Il “superbo maniero” a quel tempo era comandato da Justo De Candia, quello che lui pensava fosse un suo fedelissimo amico. Errore di valutazione madornale, perché – per ingraziarsi Carlo VII – Justo pensò bene non solo di non aprire le porte al sovrano, ma finanche di ordinare alle artiglierie di sparare contro le numerose navi al seguito di “Ferrandino” (nomignolo, questo, che ha poi segnato la storia d’Ischia: parliamo, infatti, di uno dei cognomi più diffusi sull’isola).
Il re di Napoli, capita l’antifona, chiese a Justo di ospitare solo lui e la regina sul castello: il traditore approvò la richiesta, pensando che in quel modo potesse fare prigioniero il sovrano nella maniera più semplice. E qui sta il colpo di scena: una volta giunto alla presenza di Justo, il re estrasse improvvisamente un pugnale che portava nascosto e trafisse il traditore sotto gli occhi esterrefatti di tutta la guarnigione. I soldati, oltremodo sorpresi, a quel punto presentarono subito le armi al sovrano, che così poté prendere possesso del Castello e dell’isola.

LA LEGGENDA. A questo episodio è legata una delle tante leggende ischitane all’insegna del paranormale: si sosteneva che negli anni successivi, a più riprese, i soldati videro girare sulle mura del Castello il fantasma del comandante traditore. E c’è anche chi fa arrivare la leggenda ai giorni nostri, sostenendo che nelle notte di tempesta, sui bastioni del Castello, compare l’ombra senza pace di Justo de Candia, traditore che si credeva più furbo di Ferdinando II d’Aragona.


NOTE: Si ringrazia il dott. Rosario De Laurentiis per averci permesso di correggere un’imprecisione

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2 Risposte

  1. fiorentino Giuseppe ha detto:

    storia interessante che ci aiuta a conoscere veramente la nostra provenienza e i nostri avi.

  2. angelamaria di costanzo ha detto:

    La nostra storia…patrimonio prezioso,poco conosciuto…purtroppo

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