Tra Visconti e Vittorio: dissacrante memoria isolana di Christian De Sica

Tra gli anni ’50 e 70′ Ischia conobbe una stagione irripetibile, non solo segnata dal boom di turisti ma anche dalla presenza di star della moda e del cinema. Tra questi spiccavano certamente Vittorio De Sica e Luchino Visconti, usuali ospiti dell’isola verde come si evince dalla testimonianza di Christian De Sica. È lui l’autore di ‘Figlio di papà’, libro edito da Arnoldo Mondadori nel 2008, opera in cui si parla di Ischia nelle pagine 35 e 36.

 

Eravamo grassi, io e Manuel [il fratello di Christian, NdA], avevamo dei culi così, i calzoni corti, le facce rotonde. Stavamo a Ischia dove nostro padre girava un film. Io dodici e lui quattordici anni. Una sera vediamo arrivare Luchino Visconti, tutto elegante, in un lino bianco pittoresco, assieme ai suoi ragazzi. Magri. Biondi. Eterei. Di contrasto, nerovestiti. Il film si chiamava Caccia alla volpe, sceneggiatura di Neil Simon e Cesare Zavattini, un film con Peter Sellers, Tino Buazzelli, Paolo Stoppa, Brit Ekland, Victor Mature. Costumi di Milena Canonero. Milena era una mia amica. Lei era una che per mangiare ti faceva i vestiti anche di carta. Poi è andata a Londra, è diventata amica di Kubrick, ha fatto Arancia meccanica, Barry Lyndon (1975) con il quale vince l’Oscar, e con altri grandi registi Momenti di gloria, il suo secondo Oscar, altri film come La mia Africa, The Cotton Club, Shining, Il Padrino. Nel 2007 viene premiata ancora una volta con l’Academy Award per Marie Antoinette di Sofia Coppola. Insomma, la costumista più brava del mondo, ma all’epoca era solo una ragazza di Torino che studiava Storia dell’arte, senza una lira, che stava sempre a casa di papà. Per l’ora di pranzo.

Locandina del film.

Locandina del film.

E fanno questo film. Brutto. A Ischia.

Visconti a Ischia s’era fatto una villa meravigliosa, “La Colombaia”. Andiamo a mangiare a casa di Luchino, con Biancolella, [1] un produttore di vino, ci ubriachiamo, venticinque bottiglie del suo vino patrono, e papà urlando come un pazzo: “Se quel pederasta di Visconti vi fa un’avance a voi, io lo prendo a schiaffi davanti a tutti!”. Non si era ancora prospettata e neppure immaginata l’epoca dell’orgoglio gay, quella parola nessuno la usava, papà diceva pederasta, ma soprattutto era impensabile che Visconti venisse a fare le avance a noi due, bambini, ciccioni, troppo grassi. Figurati se quello ci guardava. Prediligeva figure e figurette di ragazzi esili, eleganti, filiformi. noi avevamo dei culi così.

[1] Qui Christian confonde evidentemente il nome del vitigno con il nome del proprietario dell’azienda vinicola.

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