Quando a Ischia morì una Dama Nera senza nome

La strana vicenda della donna morta sulla spiaggia della Fundera nel 53. Non si seppe mai la sua identità

George Spencer Watson - A_lady in black

George Spencer Watson – A lady in black (1922)

In molti dimenticano o fanno finta di non conoscere i numerosi misteri che hanno caratterizzato la storia d’Ischia. Tra le tante, c’è una vicenda triste e dai tratti del giallo che – come altre – lega la tranquilla isola verde alla cronaca nera. Una storia ambientata nella notte del primo ottobre 1953 e che vide protagonista una donna che la stampa etichettò come la “Dama Nera” (e anche “dama in nero”).

Il mistero della Dama Nera di Ischia

Nelle acque della spiaggia della Fundera di Casamicciola, dopo le 22.00 di sera, venne rinvenuto da due signore il cadavere di una donna vestita di nero, di cui non si sappe mai l’identità e nemmeno se venne uccisa o se si suicidò. Da ‘L’Unità’ del 3 ottobre di quell’anno si evince che la donna giunse a Casamicciola a bordo di un vaporetto il primo ottobre e la sera stessa si fece trasportare in carrozza nei pressi della spiaggia dove trovò la morte [1]. Ma non si aggiungeva altro. A fare un quadro preciso della situazione ci pensò il quotidiano ‘La Stampa’, il 27 ottobre, con un pezzo firmato Crescenzo Guarino: confermata l’indiscrezione del vaporetto, durante il viaggio la dama nera si intrattenne con una signora e due giovani del posto, che la descrissero dotata di grande classe, vestita bene ma in condizione di disagio (scarpe risuolate, cinturino dell’orologio logoro). Durante la discussione con i tre, la donna misteriosa ammise di avere origini inglesi, benché nata a Bolzano, e di essere sposata con un americano. Scesa dal vaporetto, venne accompagnata da uno dei due giovani e visitò il Castello Aragonese; il ragazzo e la signora si congedarono a Casamicciola, difronte un bar dove la dama nera si fermò. Proprio lì disse alla barista di avere un appuntamento alle 22.00 e chiese alla stessa se avesse visto in zona  un uomo con i baffi e vestito di grigio (lo ritroveremo in seguito e – attenzione – non si trattava del giovane incontrato sul piroscafo, ché non aveva i baffi). Si fecero così le 21.00, la dama in nero si portò a Lacco Ameno su una carrozzella: il vetturino notò una borsa e una piccola valigia. Scesa a Lacco Ameno, la donna aspettò impaziente che si facessero le 22.00, tanto che chiese l’ora ripetutamente ad alcuni passanti. Poco dopo il suo corpo venne ritrovato a riva mare. Mancavano la borsa e la valigia. [2]

Le ricostruzioni dei giornali dell’epoca sul mistero di Ischia

LA STAMPA 17/10/53 (sig.ra Jole Mari)

LA STAMPA 17/10/53 (sig.ra Jole Mari)

Vennero fatte numerose congetture: sul ‘Corriere di Napoli’ del 15 ottobre 1953 il cronista parlava di omicidio certo, essendo state riscontrate sui gomiti della donna delle abrasioni che facevano pensare ad un trascinamento sulla sabbia. Soprattutto, secondo l’articolista, fu riscontrato un colpo al basso ventre che produsse una emorragia interna alla dama in nero. Sempre sul giornale partenopeo veniva data per certa l’identità della misteriosa donna: “Pare adesso che la dama in nero sia quella Jole Mari che era solita trascorrere le sue vacanze ad Ischia”, si legge. Questo nome venne fuori dopo una segnalazione di un fotografo ischitano, che riconobbe nella donna morta una signora fotografata tempo prima per un matrimonio [3]. Entrambe le ipotesi fatte dal Corriere di Napoli vennero, però, smentite nei giorni successivi: su ‘La Stampa’ del 17 ottobre si legge che Jole Mari, in realtà, era viva e vegeta. La signora, che viveva a Roma, lesse sui giornali la notizia della sua morte e prontamente segnalò l’errore della notizia [4].
Il giornale torinese successivamente scarta anche l’ipotesi dell’omicidio: su ‘La Stampa’ del 28 ottobre, l’inviato Crescenzo Guarino parlava di 38 pillole del sonnifero Lepetit trovate nel corso dell’autopsia nello stomaco della dama nera. Il barbiturico fece così effetto: la donna, svenuta, cadde in acqua e morì così per annegamento. Non a caso venne riscontrata presenza di acqua nei polmoni, mentre fu escluso qualsiasi tipo di violenza carnale.

I limiti delle indagini: la Dama Nera di Ischia non ha un nome

Tante ipotesi, ma gli interrogativi però rimanevano e non escludevano uno scenario più complicato del suicidio (magari indotto?): perché non si ritrovarono più la borsa e la valigia? Perché al collo della donna mancava una collanina d’oro che numerosi testimoni avevano notato? L’uomo con i baffi e vestito di grigio era lo stesso che alle 21.30 circa venne visto al centro di Lacco Ameno con un fiasco in mano? Troppi misteri poi rimasti irrisolti, questi, anche a causa dell’inadeguatezza delle indagini di allora: non solo la spiaggia non venne analizzata in cerca di qualche indizio importante, non solo vennero scattate al cadavere alcune foto sfocate e tutt’altro che chiare (rendendo difficile un eventuale riconoscimento), ma addirittura non vennero rilevate le impronte digitali della vittima, pensandoci poi solo quando il cadavere era ormai in putrefazione [5]. Tutti elementi che non hanno permesso la soluzione del caso della povera donna: di lei, per anni, è rimasta solo una tomba anonima nel cimitero di Lacco Ameno. A distinguerla una croce in legno che curiosamente portava la sigla “D N”, un omaggio alla dama nera di cui non si seppe mai il nome.

FONTI:
[1] L’Unità del 3 ottobre 1953: “Morte Misteriosa d’una donna ad Ischia”
[2] La Stampa 27 ottobre 1953: “Sempre insoluto ad Ischia il mistero della dama nera”
[3] Il Corriere di Napoli 15 ottobre 1953, via Ischianews
[4] La Stampa 17 ottobre 1953: “Apprende dai giornali la notizia della propria morte”
[5] La Stampa 28 ottobre 1953: “Chi è l’uomo in grigio con cui aveva appuntamento?”

Albert Friscia - 1952 - Moonlight Ischia

Albert Friscia – 1952 – Moonlight Ischia

Riepilogo articolo
Ischia, morte di una Dama nera senza nome
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Ischia, morte di una Dama nera senza nome
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Una donna nerovestita morì su una spiaggia: non si seppe mai la sua identità, se si trattò di omicidio o suicidio
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