L’omaggio di Giovanni Verga a Ischia, “l’isoletta sfilata dinanzi agli occhi”

Tra i tanti omaggi all’isola verde, scritti/disegnati/concepiti da visitatori innamoratisi delle tante bellezze ischitane, spicca quello che porta la firma di Giovanni Verga, scrittore italiano che Ischia, curiosamente, non l’ha mai visitata. Un piccolo scritto, raccolto in “Racconti e bozzetti (1880-1922)”, un ricordo di una Casamicciola mai vista, mai vissuta, solo intravista, forse immaginata: la notizia del terribile terremoto del 1883 scuote lo scrittore, che racconta degli istanti a bordo di un battello a vapore mentre l’isola sfilava davanti ai suoi occhi. 

Fine 1800 - Casamicciola Panorama dall'Albergo della Piccola Sentinella

Fine 1800 – Casamicciola Panorama dall’Albergo della Piccola Sentinella

Casamicciola

Quando giunse la notizia del disastro che aveva colpito Ischia mi parve di rivedere l’isoletta, quale mi era sfilata dinanzi agli occhi attraverso gli alberi del battello a vapore, in una bella sera d’autunno. La mensa era ancora apparecchiata sul ponte, e gli ultimi raggi del sole indoravano il marsala nei bicchieri. Dei viaggiatori alcuni s’erano già levati, e passeggiavano su e giù. Altri, coi gomiti sulla tovaglia, guardavano l’immensa distesa di mare che imbruniva sotto i caldi colori del tramonto su cui Ischia stampavasi verde e molle, e dove la riva s’insenava come una coppa. Casamicciola, bianca, sembrava posare su di un cuscino di verdura.

A tavola due che tornavano dal Giappone discorrevano di seme di bachi. Una coppia misteriosa era andata a rannicchiarsi a ridosso del tubo del vapore. Un giovane che non aveva mangiato quasi, e stava seduto in un canto, pallido, col bavero del paletò rialzato, guardava l’isoletta con occhi pensierosi e lenti, in fondo alle occhiaie incavate. Tutt’a un tratto sul profilo dell’isola che spiccava dalla luce diffusa del crepuscolo, apparve netto e distinto un fabbricato, quasi sorgesse d’incanto, e l’ultimo raggio di sole scintillò sui vetri, come l’accendesse.

Quel dettaglio del paesaggio che si animava all’improvviso apparve così chiaro e luminoso come se si fosse avvicinato d’un tratto. Tutti si volsero ad ammirare lo spettacolo, e i negozianti di cartoni giapponesi tacquero un momento. Soltanto la coppia ch’era andata a nascondersi dietro il fumajuolo non si mosse, e gli occhi del giovane pallido che teneva il bavero rialzato non si animarono neppure. Così succede ogni dì; e due sole preoccupazioni bastano per sé stesse, l’amore e la malattia, l’origine e la fine della vita. Quasi cotesta riflessione fosse venuta istintivamente a tutti in quel momento, si cominciò a parlare dell’azione benefica che hanno le acque e l’aria di Casamicciola, e dei malati che vanno a cercarvi la salute o la speranza. Invece il giovane dal paletò, pensava probabilmente, come si fa delle cose che si desiderano, alle gioie tranquille e ignote che dovevano esserci in quell’isoletta verde, fra quelle casette bianche, dietro quei vetri scintillanti. E quando i vetri si spensero, e la casa si dileguò ad un tratto quasi al mutare di una lanterna magica, e i contorni dell’isoletta sfumarono nel mare livido, il suo volto si offuscò.

Adesso quella casetta bianca è forse distrutta, e degli occhi senza lagrime e senza sorriso ne contemplano le rovine, dalle occhiaie incavate, su dei visi pallidi.

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