Libri ischitani: «Dieci» di Andrej Longo (2007)

10_longoNel 2007 esce per Adelphi «Dieci», libro che avvia Andrej Longo sulla strada del successo italiano e internazionale. Tradotta in Francese nel 2010, in Tedesco nel 2012 e in Inglese nel 2013, questa raccolta di racconti ha portato il suo autore sul palco del Festival Internazionale del Libro di Edimburgo, evento letterario organizzato dal The Guardian e annoverato tra i più importanti del Regno Unito.

Pur essendo senza dubbio una delle opere più rilevanti e famose della narrativa ischitana contemporanea, tuttavia, «Dieci» non è un libro su Ischia: i dieci racconti che compongono la raccolta – ognuno ispirato a uno dei comandamenti – si sviluppano sullo sfondo della realtà napoletana, in particolare quella di periferia. Si tratta di dieci piccoli quadri allegorici, dieci storie in cui l’intento realista si intreccia perfettamente con il profondo tenore simbolico del racconto. A partire dal primo racconto, «Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro dio al di fuori di me», in cui un giovane è costretto – nel silenzio assordante di pochi attimi – a barattare la propria onestà per la promessa di sicurezza, e proseguendo con altre nove storie di degrado e crudeltà, dignitosa povertà e vita di strada. Quella di Longo vuole essere una raffinata analisi della società campana all’inizio del nuovo millennio, la ricostruzione antropologica – per vie narrative – di un «carattere» la cui complessità trascende tanto le macchiette e i variegati cliché sulla «Napoletanità», quanto le disgraziate spettacolarizzazioni mediatiche del degrado. Sia chiaro, non sempre il testo riesce a tenersi del tutto distante dalla tentazione del facile affresco, dell’idillio o del cinismo di maniera: eppure è chiaro lo sforzo di smarcarsi dall’alternativa tra celebrazione e demonizzazione, di esercitare una critica narrativa che procede per sottrazione, deenfatizzando il tradizionale e invitando il lettore alla riflessione sul già noto.
Centro costante della narrazione è la malavita, il suo potere e la sua influenza più o meno sottile sulla vita individuale. Scritto solo un anno dopo «Gomorra», «Dieci» ne è da un lato il perfetto corrispettivo sul piano del racconto breve: con la stessa potenza psicologica viene ricostruita la tonalità emotiva di un territorio regolato da leggi proprie, in cui gli stessi comandamenti – questo, forse, il messaggio del titolo – vanno riletti in un contesto che non ammette divinità se non minori. A differenza di Saviano, tuttavia, la prosa di Longo cerca di sfruttare fino infondo il registro medio, semplice e diretto dei protagonisti delle sue storie scritte e raccontate in prima persona. Il risultato è una raccolta di grande potenza espressiva, ma in cui ogni morale è lasciata interamente all’intervento attivo del lettore. «Dieci», in definitiva, è un ottimo libro per chi vuole aprire lo sguardo sulla realtà campana lontano dai cliché pubblicitari come dai giudizi facili; è questo, d’altronde, il crisma della buona letteratura.

 

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