Isolaverde, calcio d’altri tempi prima della fusione con l’Ischia

Isolaverde

Altri tempi, altro pallone. Tra gli anni ’50 e ’60, prima che si parlasse di Ischia Isolaverde, erano due le realtà calcistiche più importanti del comune capoluogo isolano: da un lato la forte Ischia di Filippo Ferrandino, che in quegli anni si affacciava in Serie D, dall’altro la più “proletaria” Isolaverde. Parliamo di due squadre legate a doppio filo a Villa de Bagni («O Uagn»): l’Isolaverde rappresentava quasi unicamente quella zona di Ischia Porto, avendo tra le sue fila giocatori nati e cresciuti lì; discorso diverso per l’Ischia, nata proprio da quelle parti e che negli anni ’60 aveva la sede proprio in Via Buonocore, ma che a conti fatti rappresentava tutto il comune capoluogo se non gli altri cinque dell’isola.

L’ISOLAVERDE DEGLI ANNI D’ORO. Proprio contro una corazzata come l’Ischia, che poteva fare affidamento anche su giovani cresciuti nelle giovanili della Serie A, i ragazzi dell’Isolaverde mettevano in campo un entusiasmo e uno spirito di sacrificio commoventi. Come dimenticare gli allenamenti al Rispoli alle cinque del mattino, con la compiacenza dell’indimenticabile Raimondo Manzi: sì, perché il calcio era importante per questi giovani ragazzi, ma prima di tutto veniva il lavoro. Oltretutto, parliamo di un contesto pallonaro in cui – in assenza di sponsor – si guadagnava poco, molto poco: nelle trasferte era fisso il panino a bordo della nave durante il viaggio di ritorno; la mille lire a testa, invece, era il più classico dei premi partita e arrivava, dunque, solo in caso di vittoria. Ma poco importavano i soldi per questi alfieri di un calcio pulito, spensierati anche in trasferte accese come quella indimenticabile di Bacoli: vittoria per 3-0, pubblico locale inviperito ma gli isolani si dimostrarono tutt’altro che intimoriti, tanto da esibirsi in prolungate e lecite esultanze in occasione delle tre reti.
Prevalentemente pescatori, o comunque impegnati in lavori marittimi, i giovani dell’Isolaverde erano mossi dall’orgoglio e dalla passione, rappresentavano un calcio fondato sul volontariato più puro ma erano allo stesso tempo dei grandi talenti, come dimostra il salto dalla Prima Categoria alla Promozione dell’annata 62-63. Tra i protagonisti di quelle annata e presenti lunedì al Focolare Antonio De Angelis (portiere fortissimo e poi nell’Ischia Isolaverde), Guglielmo Buonocore (padre di Enrico e Massimo), Cenzino “Jair” Di Meglio (attaccante veloce e tecnico), Peppe “Parola” Commitante (soprannome in onore del centromediano della Juventus poi passato alla storia per la celebre rovesciata degli album di figurine Panini). E, ancora, il centravanti Giovanni Sorrentino (celebre poi nel ruolo di politico e sindaco d’Ischia, noto come “Democrazia”), Aniello Lauro, Natalino Di Iorio, l’allora giovanissimo Riccardo De Angelis e Nerino Rotolo. Poi il portiere Gioacchino Taglialatela, vittima negli anni ’80 dell’attentato del Rapido 904, il presidente Luigi Di Meglio (il tabaccaio che cacciava di tasca sua i premi partita), l’allenatore Giosué Di Scala, i dirigenti Franchino Arcamone, Del Prete, il massaggiatore “Tubatt”, la fortissima ala Natalino Di Iorio (adesso negli USA), il compianto Corrado D’Ambra (fratello di Riccardo), fino ad arrivare al barbiere “Picasso”, fanatico tifoso dell’Isolaverde. Tutti protagonisti di una stagione indimenticabile, all’insegna dello sport più vero, della passione e dell’entusiasmo di un manipolo di ragazzi isolani che, senza lo sceicco di turno alle spalle, hanno scritto pagine indelebili della storia del calcio ischitano.

ISOLAVERDE, TRA FUSIONI E RINASCITELa storia dell’Isolaverde va divisa in tre tronconi. La parte più suggestiva, inizia nel 1959 nell’allora Terza Categoria e dura fino alla stagione 1967-68, quando ci fu la fusione con l’Ischia. In questo periodo da segnalare due salti di categoria che portarono l’Isolaverde ad affrontare l’Ischia in Promozione tra il 63 e il 65. La seconda parte inizia nel 1973 e, tra 3a e 2a Categoria, è andata avanti fino ai primi anni ’90. L’ultima parte della storia risale alla stagione 99-2000: solo un anno in 3a Categoria e niente più.

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