Dario Fo, quando il comune d’Ischia si congratulò per il Nobel

Premio Nobel per Dario Fo

Premio Nobel per Dario Fo

Dario Fo e Ischia, un rapporto indissolubile. A certificarlo quanto successe nel 1997, quando l’attore ricevette il premio Nobel per la Letteratura, dopo essere stato candidato già nel 1975: una decisione, questa, che fece scalpore in Italia e all’estero, ma che venne accolta con entusiasmo dal Comune di Ischia, che si congratulò con l’artista per mano dell’allora assessore alla cultura, Avv. Giovanni Di Meglio. Il documento, insomma, attesta lo stretto legame che intercorre tra l’isola verde e Dario Fo, protagonista a più riprese di vacanze a Ischia con la compagna Franca Rame.

Nobel a Fo: applausi da Ischia

Egr. Maestro Dario Fo
MILANO

A nome dell’Amministrazione del Comune di Ischia e mio personale esprimo sincere congratulazioni per esserLe stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura 1997.
Conoscendo la simpatia che Ella e la sua consorte ha dimostrato per l’isola d’Ischia, ove credo ha trascorso momenti di tranquillità, sono lieto di invitare lei e la Sua famiglia nel comune per un periodo di meritato riposo, quando lo riterrà più opportuno.
Nel reiterare le felicitazioni per l’ambito premio, porgo distinti saluti.

L’ASSESSORE ALLA CULTURA – COMUNE D’ISCHIA
Avv. Giovanni Di Meglio

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Dario Fo, le motivazioni del Nobel

Il teatro di Fo è rappresentato, da lungo tempo, in tutto il mondo. È forse il più rappresentato dei drammaturghi contemporanei e la sua influenza è stata enorme. Se c’è qualcuno che merita l’epiteto di giullare, nel vero senso della parola, questo è lui. Il misto di risa e serietà è il suo strumento per risvegliare le coscienze sugli abusi e le ingiustizie della vita sociale, ma anche come queste problematiche possano essere viste in una più ampia prospettiva storica. Fo è un autore satirico molto serio e straordinariamente versatile nelle sue produzioni. Per la sua indipendenza e perspicacia ha corso grandi rischi e ne ha subito le conseguenze ma, al tempo stesso, ha raccolto una viva conferma in vasti strati del pubblico. La tradizione non-istituzionale gioca un ruolo determinante nel teatro di Fo. Spesso fa riferimento ai giullari (joculatores) medievali, alla loro comicità e ai loro misteri. L’opera centrale “Mistero buffo” del 1969 si basa su vecchie fonti, interpretate nello spirito foesco. Ma anche la commedia dell’arte e scrittori del novecento come Majakovskij e Brecht sono stati importanti fonti di ispirazione.

Un altro dei momenti più alti della vasta produzione di Fo è “Morte accidentale di un anarchico” del 1970. L’antefatto sono gli attentati dinamitardi dell’estrema destra del 1969, di cui le autorità e la stampa accusavano gli anarchici. Durante gli interrogatori a Milano un innocente “precipitò” da una finestra del quinto piano. La pièce parla di questi interrogatori, che man mano cominciano a svolgersi intorno ad un personaggio simile ad Amleto, il Matto, che possiede quella sorta di follia che svela la pubblica menzogna. Altre opere particolarmente degne di nota sono “Non si paga! Non si paga!” del 1974 e “Clacson, trombette e pernacchi” del 1981. Quest’ultima è una commedia d’intreccio in cui sono presi di mira coloro che prendono parte al gioco ambiguo nelle alte sfere.

Negli ultimi anni, insieme a Franca Rame, Fo ha trattato, in molte delle sue opere, anche la questione della donna. L’ultima opera di Fo, “Il diavolo con le zinne”, ha avuto la sua attesa prima a Messina, all’inizio di agosto. È una commedia satirica di ambiente rinascimentale, i cui personaggi principali sono un giudice zelante e una donna posseduta dal diavolo. Come sempre, la commedia di Fo lancia i suoi strali contro fenomeni della società di oggi. Tradurre i testi di Fo, con le loro allusioni all’attualità e i loro tratti di grammelot – quella lingua giullaresca che Fo ha sviluppato su una base dialettale e onomatopeica – offre particolari difficoltà. Non di rado i traduttori hanno commentato il loro approccio al testo. Un esempio di ciò è Ed Emery, che in una nota alla sua traduzione di “Morte accidentale di un anarchico” scrive che lui ha scelto di mantenersi vicino al testo originale di Fo e di conservarne i riferimenti iniziali.

La forza di Fo consiste nella capacità di creare testi che nello stesso tempo divertono, impegnano e offrono nuove prospettive. Come nella commedia dell’arte, sono opere sempre aperte ad aggiunte innovative e modificazioni, che continuamente inducono gli attori all’improvvisazione, in modo tale che il pubblico ne viene coinvolto in maniera sorprendente. La sua è un opera di eccezionale vitalità e portata artistiche.

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