Aldo Pagliacci, il “De Chirico” innamorato di Ischia

PAGLIACCI - STONED TO DEATH

Aldo Pagliacci – Stoned to death

La vicenda del pittore marchigiano che morì nell’amata Forio, conosciuta nei magici anni ’50. La sua arte, avvicinata al surrealismo ma difficile da catalogare, è conosciuta in tutto il mondo: soprattutto nelle Americhe, tanto che una sua opera fu pubblicata nel celeberrimo periodico “Life”

Aldo Pagliacci (San Benedetto del Tronto, 1913 – Forio d’Ischia, 1990), pittore capace di erigere un ponte tra realismo magico e gusto rinascimentale, conosciuto nel mondo e soprattutto in America, è solo uno dei tanti artisti che nel secolo scorso legano il proprio nome all’isola d’Ischia. Come i vari Auden, Capote, Bargheer, Henze, Gilles, anche lui sbarca a Forio nei primi anni cinquanta: dal carattere schivo e difficile, a differenza dei suoi “compagni di viaggio” centellina le presenze al “Bar Internazionale“, preferendo passare le giornate nella sua dimora foriana situata in Via San Giovanni, nei vicoli saraceni. L’unico strappo alla regola è rappresentato dalla preparazione dei celebri “Scherzi di Carnevale“, quadri messi in palio per la lotteria organizzata in occasione della festa. A realizzare le opere, con Pagliacci, sono il pittore americano Carlyle Brown, Margherita Russo, Leonardo Cremonini ed Edoardo Bergheer.

1965 arlecchino con biciclettaIl pittore viaggia molto, come vedremo in seguito. Ma non può farci niente, porta Forio nel cuore. Tanto che decide di passare gli ultimi anni di vita, dal 1980 in poi, proprio nel comune foriano, sempre nella stessa casa, circondato dai numerosi gatti, da alberi di limoni e di arance. Sono anni difficili, gli acciacchi si fanno sempre più insostenibili – perde anche una gamba per problemi di circolazione, conseguenza del suo alcolismo – ma nonostante questo supporta i suoi amici comunisti, candidandosi alle comunali foriane del 6 e 7 maggio 1990 nelle fila del PCI. Quelle elezioni, però, non potrà viverle, benché sembra che fosse comunque presente in lista, totalizzando 5 voti (vedi qui): morirà il 20 aprile al Rizzoli di Lacco Ameno, dopo giorni di ricovero, stroncato a 77 anni dai postumi di un’influenza. «I funerali – così su ‘L’Unità’ del giorno seguente – si svolgeranno oggi alle 11 nella basilica di Loreto di Forio per iniziativa dei suoi amici ischitani. La salma sarà tumulata per volere dell’artista nel cimitero di Forio». La tomba di Pagliacci, diversamente da quanto sostengono altri in paese e su altri siti di informazione (errore in cui siamo caduti inizialmente anche noi), si trova per l’appunto nel cimitero foriano. Niente fossa comune, dunque, come possiamo notare dall’immagine inviataci da Emanuela Matarese.

tomba aldo pagliacci

Foto di Emanuela Matarese

 

 

LA VITA, L’ARTE – Nato in provincia di Ascoli, cresce a Pesaro, dove – supportato da un talento innato –  intraprende gli studi artistici. All’età di 20 anni, dopo esposizioni alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma, inizia la sua avventura in giro per il mondo: prima tappa l’Africa, l’Etiopia, dove partecipa alla campagna coloniale ed è fatto prigioniero in un campo di concentramento in Rhodesia. Terminata questa esperienza, che segnerà la sua arte, il suo girovagare può continuare: predilige l’America Latina, come testimoniano i soggiorni in Brasile, Argentina, Cile, Perù, Messico, Bolivia, Venezuela. Macina chilometri su chilometri, insomma, e con lui la sua arte: le opere di Pagliacci vengono esposte in gallerie e musei del Sud e del Centro America. I suoi lavori sono particolarmente apprezzati negli ambienti artistici degli Stati Uniti d’America: non a caso un’opera del pittore italiano è pubblicata sulla celeberrima rivista “Life”, altre trovano spazio su periodici come il Sarasota Herald-Tribune e il Palm Beach Daily News. La critica spesso lo paragona ad uno dei maestri dell’arte del Novecento: «Ambienti, architettura e figure umane sospese in un clima da realismo magico, da attesa non proprio metafisica ma che pur deve qualcosa al senso del tempo di Giorgio De Chirico», si legge su ‘L’Unità’ del 15 gennaio 1988. Questo, però, non rende l’arte di Pagliacci facile da categorizzare: per il critico Libero De Libero, il pittore «non soffre d’incubi né di ossessioni, la sua meraviglia di visionario non è la morbosa rivivescenza di sogni panurgici che potrebbe confonderlo con certi surrealisti di maniera». Non a caso la critica gli riconosce una struttura compositivo-cromatica di tipo quasi rinascimentale. Per Pietro Paolo Zivelli, Pagliacci legge «con gli occhi del realismo, rifuggendo da qualsiasi fingimento esotico e fuorviante», anche se non manca comunque il «piglio surreale (che) riaffiora spesso nelle sue opere». Tra «un uovo gigantesco (che) trasuda glutine e sangue» e «angoli di Forio in apocalittiche luci-lampi», trovano spazio gatti, arlecchini, donne, le sue donne. «La sua pittura – sentenzia Zivelli – è spesso provocatoria, sfiora la satira». Fu anche incisore e liutaio.

CURIOSITÀ: Su ‘L’Unità’ 4 maggio 1965 il nome di Pagliacci – fedele al suo anarchismo – figura tra i sostenitori dell’iniziativa dei medici italiani per l’invio di un ospedale da campo nel Vietnam, a favore del popolo vietnamita.

LOVERS ROWS 1967

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5 Risposte

  1. manuela ha detto:

    i resti del nostro grande pittore non sono affatto nella fossa comunale…si vede che non fate mai una passeggiata nella pace del cimitero di Forio. E’ stato tumulato in una bella nicchia con tutti gli onori..per chi vuole vederla: a destra del cimitero dietro al primo corridoio in alto si trova lui con il suo sornione sorriso,,,saluti!

  2. admin ha detto:

    Grazie mille per la segnalazione. Per il momento ci limitiamo a modificare l’articolo, in attesa di una visita al cimitero o di una documentazione fotografica.

    Attenzione, però, quella della fossa comune è una versione molto diffusa, su internet e soprattutto tra la gente, evidentemente c’è stato qualche problema di comunicazione. Grazie ancora.

    Saluti
    L’Isclano

  3. manuela ha detto:

    io ho la foto,,se volete ve la mando.

  4. manuela ha detto:

    fatto

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